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Pensieri ruvidi

Mi piace il contatto con il ruvido asfalto.
La sensazione che dona il sedersi in un posto non convenzionale mi fa sentire un fuori-posto in ordine; non è tanto una mera utopica manifestazione di ribellione, non è il fregio dell'alternativo che preferisce la libertà concessaci da questa porzione di spazio, molto più estesa di quella di una sedia, alla comodità di quest'ultima.
È come scrivere su fogli da disegno (cosa che faccio), dove le parole non ingabbiate da carceri di righe o quadretti possono imprimersi comodamente dove a loro piace! Rido di chi, ripetendo senza analizzare le parole di un qualche psicologo, mi spiega come la mia grafia oscillante e incerta sia sintomo ora di felicità, ora di di tristezza! La verità, mio caro stupido psicologo senza testo, è che la mia mano, o meglio la mia vista, non è capace di organizzare lo spazio a me necessario per mettere su carta i miei pensieri. Ora le parole sono su, ora le parole sono giù! E così si formano delle bellissime potenze di parole, come gente elevata a triste; chi può negare magari che l'elevazione a potenza delle parole non sia l'ultima espressione del significante?
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Non si arrende più

È orribile trovarsi dall'altra parte dello specchio.
Tante volte ho sofferto a causa della cattiveria altrui, ma mi è ancora difficile essere cattivo se non di rimando. E penso a chi ho fatto e faccio soffrire. Amiche mie, mi perdonerete mai, sebbene io non tornerò mai? Alma impenitente, tu che con occhi da cerbiatto hai decretato il mio bene, ti sei ripresa dalla mia pugnalata? Eppure ancora ti penso; e tu staccati da me. Penso a chi mi lasciò; vivono ancora. Sono sani, sorridono nello schermo, se li cerco. E io allora sopravvivrò ai miei desideri. Mi chiedo: anche loro hanno sofferto così nel distaccarsi? Sono umani? Lo sono io?

...

Come puoi vivere a testa in giù?



Quanto odio non riconoscermi più. Non è una questione di colpa, purtroppo. È qualcosa che prescinde il tutto, si tratta di un "VOGLIO" autoritario e deciso, fuori dalla verve ordinaria, già. Esorcizzare tutto così. E ora che sono di nuovo mendicante, a chi elemosinerò? Forse è ora di bruciare le foto e mandare affanculo chi mi dice di voltarmi. Ma non sono forte. Non sono niente, non sono niente! Sono vuoto, sono il nulla; no. Sono vivo e mendico, sono morto e predico. Come la maggior parte di Voi.

...

E non c’è più luce, per guardarci ormai.



Vivere, vivere...
Fantastica utopia. Ieri discutevo con una persona sulla vera voglia dell'essere. Sono gli istinti, le pulsioni? No, risponde lui, l'AUTOAFFERMAZIONE (così pare).
L'autoaffermazione... Bella merda: la vita non fa schifo perché mi ci trovo comodo.
Merda profumata: tanto poi muori, stronzo, la tua villa te la puoi ficcare in culo e chiedere il condono. La villa, la barca a vela, un figlio con la patente...
Tutte cose che ti restano nel culo. Senza offesa, eh. Cosa resterà poi di te?
Il figlio con la patente morirà anche lui con il culo tappato dalla roba.
Vuoi essere immortale? Trovati un talento: spara minchiate ovvie come Fabio Volo, ad esempio; Fabio Volo è un grande. Al primo momento che lo leggi, ti fotte di brutto, ti fa sentire unico e speciale. Alla seconda occhiata cominci a corrucciare la fronte. Alla terza pensi: "queste cose me le diceva la nonna". Ecco, uomo, trovati un talento da terza occhiata. Dipingi, componi, scrivi... Lascia tre occhiate di scorticamento cerebrale a qualcuno. Fondi te stesso nella roba e non il contrario, cosicché quando stapperanno il tuo culo ciò che resta là dentro potrà parlare per te e non il contrario, non il contrario.

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Non si arrende più, il mio cuore/ Cosa ti resta?



Vi odio con tutto il cuore.
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Ripetuta-ripetutamente!

Com'era?
"Spesso il male di vivere ho incontrato".
Sarà banale, ma lo vedo scrivere ovunque. Okkei. Forse io non dovrei basare le mie analisi "sociologiche" su facebook, ma è più forte di me. Non riesco a trattenermi.
Sarà forse un po' pretenzioso, ma i miei coetanei -e me stesso, a volte- mi divertono con la loro ridicolaggine. Non solo: è un incessante reiterare i medesi concetti, più e più volte, all'infinito! E mi sento solo, e mi hai tradito e non ci casco più, e i panni sporchi si lavano in famiglia, e viva la figa. Che bello: i proverbi e la tradizione culturale sbarcano su facebook e prendono vita! E sarò esagerato: molte di queste frase saranno fondamento del credo dei ragazzi, e chissà, magari ritrasmessi alle future generazioni, ancora e ancora e ancora. E io rido, perchè sì, anche io faccio parte del gioco. Condividiamo, condividiamo tutto. Dai più cretini con pagine in ostrogoto (tvttm xk 6 l'1 al mnd, ecc.) ai più seri che si permettono di condividere solo musica di "qualità" e le più interessanti visioni del loro credo politico, religioso, morale. Mh. Come se loro fossero esclusi. Che vuol dire condividere, alla fine? Ho il vizio di farmi sempre questi flash. Condividere (su facebook) nella maggior parte dei casi significa: "Ehi! Sono qui, guardami! Indignati, o amami! Ehi". Niente di più, niente di meno. In altri casi, forse addirittura più tristi, è una mera imposizione. Spiego: "Sono radicalchic e penso che tutti debbano saperlo". "Dio non esiste e devo farlo sapere". E così via... Certo, una moltitudine di utenti "condivide" queste idee anche per selezionare la propria compagnia virtuale(?), al sicuro dalla vita reale, dov'è più difficile -e anche ipocrita, secondo alcuni (che non capiscono un cazzo, dico io)- allontanare chi non ci va a genio. Tutti al riparo, insomma. Ne facciamo parte tutti, ma molti si lamentano dell'ipocrisia di facebook. E molte volte che "amici" mostano pagine commoventi, con pensieri profondi, o ripicche, insulti verso dei non specificati anonimi... Vorrei prenderli e scuotere loro le spalle e urlare: "che cazzo me ne fotte a me! Prendi quella persona e parlagli! Che senso ha il puntinismo (...)! Dici che lui/lei non capirebbe? Figurati così"!

E niente, ho scritto questa cosa perché mi andava, perché volevo imporvi la mia visione della cosa e dirvi che sono migliore di voi. Perché? Cazzi miei.

...

Mi secca concludere così. So anche che spreco energia perché so che nessuno legge, ma ho bisogno di annotare i miei pensieri perché sì. Comunque, a prova di ciò che ho scritto: stai leggendo questo articolo (miracolo o autolesionismo?) perché io te l'ho sbattuto in faccia, perché qualcuno l'ha pubblicizzato, perché tu lo cercavi. Quindi puppa, sono come gli altri. Ma più meglio :3


Ah, ecco! MERDE! VI ODIO! Tutti a gridare CAPITAN OVVIO e EPIC FAIL. E poi magari dite pecoroni agli altri, e non sapete neanche quando applicare queste espressioni internettiane! MERDE! Uh, a proposito. Vi segnalo, con somma gioia, un'alta chicca.

ADOLESCENTI CHE SI CREDONO ALTERNATIVI

PERCHÈ NOI SIAMO FREGNI, FUKKEN YEAH.
Adolescenti che sfottono gli adolescenti che si credono alternativi perché credono che questo rendi loro DAVVERO alternativi (e comunque secondo me il creatore del gruppo o ha il cervello leso o ha dodici anni).
Bom, questo è quello che vedo di facebook, tanti virgulti che cercano di mordersi il pisello a vicenda.

Saluti dal qualunquista. ;3
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Urlate

Dopo cinque mesi, riprendo possesso del blog.
Perché l'ho aperto, considerando che so di non avere le capacità di renderlo attraente, di avere lettori fissi (dato che non voglio semplicemente creare un blog di denuncia, né fare satira, né fumetti disegnati male)? Quando ho aperto il blog ancora assumevo psicofarmaci (una merda molto ben confezionata, devo dire) e che cercavo un qualcosa che mi costringesse a mettere su carta le mie giornate, visto che la mattina sovente mi scordavo ciò che avevo fatto il giorno prima. Peccato che poi mi sono trovato nella merda sopra il collo. Passavo più tempo viaggiando che a casa, quindi sono passato dalla carta virtuale del blog alle reali pagine del "quaderno della filosofia spicciola" - uno l'ho già finito e strappato, ne ho un altro in completamento. Poiché fa figo avere un blog, decido di riesumarlo e via, partiamo.

C'è qualcosa che mi fa orribilmente paura. L'Italia.
Si, ok, non sto a fare retorica ovvia e stupida, dico solo che, bah, questo paese fa davvero schifo. Vedo la scuola diventare un'azienda privata e nessuno che fa niente, solo pochi studenti per niente ascoltati. Direi forse qualcosa di nuovo se accusassi di vedere qualche polito corrotto che si candida nonostante sia indagato per questo o per quel reato? "Un politico corrotto, e la novità dove sta?"
Io ho realmente paura. Non capisco, non capisco: conosco un sacco di gente parecchia incazzata e volenterosa; l'onda viola; i cosiddetti comunisti; i dipietristi, i redskin; eccetera. Ma niente, se ne parla per poco e poi scompare tutto, o peggio, tutto si limita a denunce virtuali su blog più o meno seri -ah!ah!-, valide, forse, ma inefficaci. Abbiamo capito che alla gente non fotte un cazzo della fedina penale del Berlusca; che la Gelmini, la Carfagna, sono operazioni di marketing ben riuscite; che nessuno sa da dove realmente viene ciò che consuma tutti i giorni. Con quale faccia poi mi venite a parlare di miracoli e rivoluzione, di crisi e contro crisi. Ho cominciato a sentirmi male dopo l'intervista a Mario Capanna (al quale manderò questo intervento, sperando che perda pochi minuti del suo tempo - non spero in una risposta, boh), un uomo che io stimo tantissimo. Mi sono sentito male, perché, cazzo: lui coniuga perfettamente il verbo agire. Mario Capanna è ed è stato un uomo che ha urlato, gridato il proprio malcontento, ha deciso di non vedersi, né piegarsi, si è raccolto in questo grido e si è fatto sentire. Anche io vorrei farlo: vorrei urlare: "la scuola è anche mia, non potete privatizzarla!"; "Non voglio pagare i dvd del duce (vedi: nonleggerequestoblog), non sono d'accordo, io lo odio, e devo pagare una propaganda a posteriori?!"; "Non voglio vedere miliardi spesi in festini, non voglio politici corrotti, NON VOGLIO ESSERE SERVO DELLO STATO, ma FIGLIO DI QUESTO, non voglio vergognarmi di essere italiano, non voglio dover emigrare per affermarmi e trovare una classe politica decente!"

E invece, vedo Palermo e mi demoralizzo. Qua si ignora il codice stradale, figurati la costituzione. Non so se in altri posti sia così, anche se lo presumo, visto il numero di "compagni lamentosi", ma qui c'è una sorta di delirio, a Palermo tutti credono che esistano solo diritti, che i doveri siano degli altri, e "gli altri non siamo mai noi", ripete il Palermitano (o il Pduista, il Berlusconiano, il Massone - ok, basta coi sinonimi - almeno quelli che si spacciavano tali e con i quali ho scambiato poche chiacchere distratte. Si va dal disoccupato sull'autobus al dirigente di chissà quale aziendetta del cazzo). E niente, mi scopro impotente e demotivato, e mi vergogno di ammirare Mario Capanna e di considerarmi ancora sano in un paese di
pazzi. Questo è uno degli innumerevoli blog del cazzo in cui qualcuno si lamenta e non viene "ascoltato", o preso alla leggera; ma non è uno di quei blog nei quali l'autore si scarica la coscienza e ricomincia, da bravo ipocrita, a sorridere di fronte tagli scolastici e altre ingiustizie. È la mia opinione e basta. Ritornando all'inizio dell'intervento, il blog lo tengo perché voglio capire, non condividere, i miei stessi pensieri e allargare la mia visione del mondo, affinché un giorno io possa smettere di tremare e urlare come quel mito di uomo e come molti altri prima e dopo di lui, giacché si vive soltanto quando la propria voce viene udita, dico io. URLATE.



Ah, vi lascio con questa bella dimostrazione d'intelligenza. Può sembrare una cazzata, ma su facebook vedo cose allarmanti. Il gruppo qui rappresentato è un'accozzaglia di razzismo ignorante e violento, conta quasi 8000 (OTTOMILA!) persone. Ce ne sono parecchi, di gruppi come questi; ne parlerò un'altra volta. Nel frattempo, sappiate che ottomila italiani sono d'accordo con un deficiente che ucciderebbe persino dei bambini, se extracomunitari.

E ancora, TRENTASEIMILA persone che inneggiano al Duce: Le migliori frasi di Benito Mussolini

URLATE, PER FAVORE. URLATE CON ME.
Come diceva Nietzsche: IO VOGLIO. Anzi: NON VOGLIO!
NON VOGLIO PIÙ SUBIRE TUTTO QUESTO.
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La notte dei lunghi coltelli fu forse meglio delle mattina della tanta ipocrisia.

Sono quasi costretto a parlare dell'olocausto (non è vero, avrei potuto parlare di qualsiasi cosa, ma insomma, Shoah di qua, Shoah di là, ne ho la testa piena). Da bravo ripetente delle superiori, ho assistito a ben sette "manifestazioni della memoria". Cazzate, tutte cazzate. Far vedere ad un branco di adolescenti -molto spesso in calore, in concomitanza dell'arrivo della primavera, e non c'è niente di peggio di un adolescente sbavante- un film meravigliosamente scassapalle come lo è "Schindler's List" è come andare ad un funerale e raccontare le barzellette al messale. Cazzarola, nel giorno della memoria si celebra il minuto di silenzio = un sacco di menti che, a braccia conserte e mani in preghiera, pensano quanto sia bona quella della seconda A; che devono portare il motorino a riparare; che ora che cominciano i saldi devono assolutamente trovare il tempo di andare da Gucci. Il giorno della memoria è di una falsità pazzesca! Gente che fa lo schemino Hitler > Cattivo : Ebrei > Buoni, quattro parole sul fatto che i tedeschi non erano ariani e bum, via, chi ci pensa più? Quttro ore di rottura di coglioni e di immagini violente o peggio, strappalacrime, quattro ore di parole politicamente corrette per poi tornare in classe dando del frocio o coglione o storcendo il naso verso chi non ci piace proprio. Mai, mai, mai, fino a oggi, ho visto una scuola che si prendesse la responsabilità di dire meglio come stavano le cose, di mostrare che non è perché noi non siamo stati deportati che possiamo vantarci di essere migliori. Poi, io non so come funzioni da altre parti, io parlo per esperienza personale (3 scuole + ciò che mi raccontano altre persone). Oggi invece, un professore ha fatto un bel discorso che ho molto apprezzato. Ha chiesto ad un paio di persone "perché proprio gli Ebrei?" Vuoto totale. Le persone interrogate mute. La religione non c'entrava niente, era solo un pretesto. Gli ebrei controllavano l'economia tedesca, le scuole, le banche (vi siete mai chiesti perché gli ebrei sono solitamente rappresentati come avari? Si sono sempre dedicati a queste attività, si veda il "Mercante di Venezia", di Shakespeare.). Hitler ha mandato a morire 6 milioni di persone non per il colore della pelle, ma perché non avrebbe mai potuto controllare la Germania con la presenza degli ebrei nel mercato. E non voglio sminuire il fatto, anzi, a mio parere è ugualmente grave. Solo che solamente al quinto anno e passa, scopri che è stata proprio la supercattolica Polonia a massacrare e denunciare un bel po' di ebrei. Così funzionava. Sparata la supercazzata della genetica e della fede, i più controllabili facevano il loro dovere, e al resto ci pensava il pugno duro Hitleriano, che stringeva nella paura i popoli dell'asse. L'Italia, l'italia! Ma com'è possibile un'Italia ariana? Ma ci potreste credere mai? Al massimo il nord sul fronte austrico-tedesco appunto, bianchi e biondi, magari. Fatevi un giro in sicilia. Sembriamo più marocchini che ariani, diamine. E su facebook, tutti pronti a commemorare sei milioni di persone, perché è così che dimostri di essere cittadino del mondo, parlando poi male dei tedeschi di ora, che già si mortificano di ciò che hanno fatto i loro padri? Discriminando per il colore della pelle, o scegliendo chi è giusto o chi no, in base ai bene che possiede una persona, eccetera? O peggio, credendosi davvero tolleranti e non discriminatori? Sono cose che mi fanno girare i nervi, so che dovrei probabilmente farmi i cazzi miei, ma sono fatto così. È che il concetto di discriminazione, per la maggior parte delle persone, è solo razziale. È razziale, religioso, monetario, qualitativo. Se ogni scelta che facciamo dobbiamo paventare un senso di uguaglianza ed equilibrio, non si finisce più. È un discorso complicato e sicuramente si traviserà ciò che ho scritto, confido nel fatto che qualcuno possa capire cosa intendo. Riducendo ai minimi termini, siamo arrivati dal dividere il diverso dal diverso al dividere l'uguale dal più uguale. Un giro di parole per dire la stessa cosa. Ecco a voi la vostra uguaglianza formale e conquistata. Sei milioni di ebrei. Fa impallidire. Certo, forse il senso di tutto ora cambia, sapendo che non furono proprio uccisi solo in base alla superiorità razziale professata dai nazisti. Anzi, diventa molto meno poetica, "giustificando" tale massacro dicendo che fu fatto tutto per potere. A me, invece, sembra molto coerente con la storia del mondo. Ci sono state stragi ugualmente peggiori, se non di più. 200.000 ugonotti in Spagna massacrati per le strade nel XVII secolo (cristo, immaginatevi svegliarvi, aprire le finestre di casa e trovare dei corpi maciullati per strada, olezzo di sangue e morte, gente che festeggia sui cadavere e soprattutto che a voi non freghi una cippi di cosa possa essere successo). O le crociate. O le stragi che compì Alessandro Magno. Direte: "ma che ce frega di Alessandro Magno?" Io vi chiedo, immaginate tra, diciamo, tremila anni, cosa potrebbero dire i libri di storia: Hitler era un politico tedesco, diventato dittatore nel 1934, voleva conquistare il mondo, tolse di mezzo gli ebrei, che controllavano l'economia tedesca, fu sconfitto dagli alleati eccetera eccetera. Mezzo paragrafo (al massimo), mi gioco tutto. Le stragi che ci toccano di più sono quelle più vicine perché abbiamo paura che possano accadere di nuovo al più presto, o perché ancora qualcuno può ricordarle personalmente. Per ciò che accadde in passato, DOVREBBE subentrare l'identità storica, ma in realtà tutto quello che è successo in tempo relativamente lontano dal nostro personale presente, non ci tocca minimamente. Quando l'ultima persona nata prima del '40 morirà, state ben sicuri che avremo altro a cui pensare.
Ah, giusto per legarmi a ciò che dicevo prima, l'Italia non sarà ARIANA, ma razzista lo è. E comunque, votare uno che dice "eliminerei i bambini rom che derubano gli anziani", a mio parere, è come commettere l'omicidio personalmente. Lascio qui il video che oggi ci è stato fatto vedere dal professore incaricato. Buona visione. Si fa per dire.



Hitler mandò a bruciare anche gli omosessuali, i testimoni di Geova, i massoni(sub-umani), portatori di handicap, comunisti. Se non vi viene niente in mente, cazzi vostri. Sperando che sappiate ciò che ricordate, buon giorno della memoria.
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Poujadismo

January; 22th; 2010

Avevo in mente d'inaugurare il blog in tutt'altra maniera.
Per via di ovvie circostanze, mi sono trovato a formulare congetture sulla morte e i suoi aspetti. È strano e quasi crudelmente divertente osservare quali effetti possa provocare nella gente la visione di un cordoglio. Genera un'inflessione terribile nell'animo altrui. In un impeto di sconcerto o debolezza, ho salutato mio nonno su Facebook. Neanche il tempo di pentirmene, ho osservato ad un miracolo. Oltre alle care persone parte del mio quotidiano immediato (compagni, amici, parenti), ho ricevuto calde condoglianze da parte di persone che non sentivo da tempo immemore o ancora troppo poco sentite (spero non me ne vogliano, li ringrazio per il dolce pensiero, è il problema di fondo che mi turba; alcuni di voi neanche credevo di avervi come contatti). La perdita di mio nonno ha avvicinato a me queste ed altre persone (avvertite ovviamente dal passaparola) perse nel tempo, chi per torto, chi per poco affetto o attenzione o destino avverso. Sì, è un'ovvietà. La morte sconvolge. Eppure, mi ha scosso particolarmente questa processione di parole, gesti e sguardi nel quale mi sono trovato mio malgrado. La morte, la perdita, il trapasso, insomma, il lutto lavano via il peccato. Forse sto solo ripetendo un'ovvietà della vita, non so. Fino a ieri mattina, per alcune di queste persone -molte delle quali probabilmente si presenteranno al funerale- non ero più niente, o almeno, semplicemente un ricordo di qualcosa non tanto importante dal giustificare un rapporto continuo. E sono qui, a rincuorarmi e a cercarmi ora, nella crisi. Sono venuti a vedere mio nonno nella bara. Io credo che la morte inneschi un meccanismo "potrebbe-toccare-a-me" per il quale poi, effettivamente, ci sentiamo parte attiva nel lutto, noi che abbiamo scambiato anche solo uno sguardo indifferente con il compianto. Non riesco altrimenti a spiegarmi i gruppi su Facebook in memoria degli scomparsi. Di recente, nel paese, sono morti due ragazzi in un incidente stradale. Oltre i messaggi di supporto e affetto, sono alcuni gruppi in loro ricordo, conditi da messaggi del tipo: "ciao anche se non vi conoscevo mi mancherete tvb". Io, personalmente, sono rimasto basito. Questo ancora non sono riuscito a spiegarmelo, le chiacchiere, i parlottii e l'intera scuola in processione verso il funerale. Rispettoso sì, ma l'ho trovato eccessivo. Su novecento ragazzi, quanti potevano davvero conoscerli? Quanti avevano vissuto con loro? Quanti provavano vero affetto e quali ne ricevevano? Forse generalizzo, ma non capisco. Non capisco i sinonimi, gli astratti: "è mancato" ; "è scomparso"; "se n'è andato" (ora che ci penso, qualche scrittore famoso deve avere utilizzato le mie stesse parole; Ah, la reminiscenza!).

June; 10th; 2010

E infatti, dopo SOLO cinque mesi, ritorno al blog, lo sistemo e comincio a scrivere bozze su bozze (chissà che ne uscirà) - ma tanto, sto schifo di blog non lo leggerà nessuno, perché tutti siamo importanti e nessuno lo è. Divertitevi.
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Introduzione

Sono abbastanza nerd da riuscire a tenere un blog, sì.
Forse non abbastanza da aggiornarlo costantemente o renderlo attrattivo, ma insomma, ci si prova. Più che altro, lo voglio usare come archivio di pensieri, scritti e scambio di opinioni. Vediamo se ci riesco. Il titolo di questo blog è più o meno una sintesi (personale) di questo presente, di santità e consumo, puritanesimo e blasfemia. Almeno per quanto concerne la realtà italiana. In un paese dove si può votare il santo migliore in televisione e intascare soldi sulla figura di rivoluzionari, artisti e pietre miliari della storia, credo non possano che esserci questi binomi, contrari eppure legati tra loro. Io ho diciannove anni e non riesco a capire. Si passa da un eccessivo zelo ad un totale menefreghismo verso i valori sociali e spirituali. E se poi dico che sono agnostico e apartitico la gente sgrana gli occhi. Mah.