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Urlate

Dopo cinque mesi, riprendo possesso del blog.
Perché l'ho aperto, considerando che so di non avere le capacità di renderlo attraente, di avere lettori fissi (dato che non voglio semplicemente creare un blog di denuncia, né fare satira, né fumetti disegnati male)? Quando ho aperto il blog ancora assumevo psicofarmaci (una merda molto ben confezionata, devo dire) e che cercavo un qualcosa che mi costringesse a mettere su carta le mie giornate, visto che la mattina sovente mi scordavo ciò che avevo fatto il giorno prima. Peccato che poi mi sono trovato nella merda sopra il collo. Passavo più tempo viaggiando che a casa, quindi sono passato dalla carta virtuale del blog alle reali pagine del "quaderno della filosofia spicciola" - uno l'ho già finito e strappato, ne ho un altro in completamento. Poiché fa figo avere un blog, decido di riesumarlo e via, partiamo.

C'è qualcosa che mi fa orribilmente paura. L'Italia.
Si, ok, non sto a fare retorica ovvia e stupida, dico solo che, bah, questo paese fa davvero schifo. Vedo la scuola diventare un'azienda privata e nessuno che fa niente, solo pochi studenti per niente ascoltati. Direi forse qualcosa di nuovo se accusassi di vedere qualche polito corrotto che si candida nonostante sia indagato per questo o per quel reato? "Un politico corrotto, e la novità dove sta?"
Io ho realmente paura. Non capisco, non capisco: conosco un sacco di gente parecchia incazzata e volenterosa; l'onda viola; i cosiddetti comunisti; i dipietristi, i redskin; eccetera. Ma niente, se ne parla per poco e poi scompare tutto, o peggio, tutto si limita a denunce virtuali su blog più o meno seri -ah!ah!-, valide, forse, ma inefficaci. Abbiamo capito che alla gente non fotte un cazzo della fedina penale del Berlusca; che la Gelmini, la Carfagna, sono operazioni di marketing ben riuscite; che nessuno sa da dove realmente viene ciò che consuma tutti i giorni. Con quale faccia poi mi venite a parlare di miracoli e rivoluzione, di crisi e contro crisi. Ho cominciato a sentirmi male dopo l'intervista a Mario Capanna (al quale manderò questo intervento, sperando che perda pochi minuti del suo tempo - non spero in una risposta, boh), un uomo che io stimo tantissimo. Mi sono sentito male, perché, cazzo: lui coniuga perfettamente il verbo agire. Mario Capanna è ed è stato un uomo che ha urlato, gridato il proprio malcontento, ha deciso di non vedersi, né piegarsi, si è raccolto in questo grido e si è fatto sentire. Anche io vorrei farlo: vorrei urlare: "la scuola è anche mia, non potete privatizzarla!"; "Non voglio pagare i dvd del duce (vedi: nonleggerequestoblog), non sono d'accordo, io lo odio, e devo pagare una propaganda a posteriori?!"; "Non voglio vedere miliardi spesi in festini, non voglio politici corrotti, NON VOGLIO ESSERE SERVO DELLO STATO, ma FIGLIO DI QUESTO, non voglio vergognarmi di essere italiano, non voglio dover emigrare per affermarmi e trovare una classe politica decente!"

E invece, vedo Palermo e mi demoralizzo. Qua si ignora il codice stradale, figurati la costituzione. Non so se in altri posti sia così, anche se lo presumo, visto il numero di "compagni lamentosi", ma qui c'è una sorta di delirio, a Palermo tutti credono che esistano solo diritti, che i doveri siano degli altri, e "gli altri non siamo mai noi", ripete il Palermitano (o il Pduista, il Berlusconiano, il Massone - ok, basta coi sinonimi - almeno quelli che si spacciavano tali e con i quali ho scambiato poche chiacchere distratte. Si va dal disoccupato sull'autobus al dirigente di chissà quale aziendetta del cazzo). E niente, mi scopro impotente e demotivato, e mi vergogno di ammirare Mario Capanna e di considerarmi ancora sano in un paese di
pazzi. Questo è uno degli innumerevoli blog del cazzo in cui qualcuno si lamenta e non viene "ascoltato", o preso alla leggera; ma non è uno di quei blog nei quali l'autore si scarica la coscienza e ricomincia, da bravo ipocrita, a sorridere di fronte tagli scolastici e altre ingiustizie. È la mia opinione e basta. Ritornando all'inizio dell'intervento, il blog lo tengo perché voglio capire, non condividere, i miei stessi pensieri e allargare la mia visione del mondo, affinché un giorno io possa smettere di tremare e urlare come quel mito di uomo e come molti altri prima e dopo di lui, giacché si vive soltanto quando la propria voce viene udita, dico io. URLATE.



Ah, vi lascio con questa bella dimostrazione d'intelligenza. Può sembrare una cazzata, ma su facebook vedo cose allarmanti. Il gruppo qui rappresentato è un'accozzaglia di razzismo ignorante e violento, conta quasi 8000 (OTTOMILA!) persone. Ce ne sono parecchi, di gruppi come questi; ne parlerò un'altra volta. Nel frattempo, sappiate che ottomila italiani sono d'accordo con un deficiente che ucciderebbe persino dei bambini, se extracomunitari.

E ancora, TRENTASEIMILA persone che inneggiano al Duce: Le migliori frasi di Benito Mussolini

URLATE, PER FAVORE. URLATE CON ME.
Come diceva Nietzsche: IO VOGLIO. Anzi: NON VOGLIO!
NON VOGLIO PIÙ SUBIRE TUTTO QUESTO.